Roma, “Dacci la tua pizza”, poi lo massacrano a calci e pugni per derubarlo: follia a Torpignattara

Carabinieri e ambulanza

Serata di follia ieri a Roma, dove un giovane è stato accerchiato e aggredito a calci e pugni da quattro stranieri, presumibilmente nordafricani, che volevano rapinarlo. È successo a Torpignattara, vittima un 33enne italo-britannico che aveva appena acquistato un trancio di pizza da mangiare per cena.

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L’aggressione e l’inseguimento

Tutto è iniziato in via Galeazzo Alessi intorno alle ore 21:30. Il giovane, dopo aver acquistato la pizza, si è incamminato verso casa mangiando il trancio. Ma pochi istanti dopo quattro giovani di origine tunisina lo hanno accerchiato e, in tono di sfottò, hanno iniziato a chiedergli la sua pizza. Al rifiuto, hanno iniziato a picchiarlo, colpendolo violentemente con calci e pugni.

Malgrado le botte subite, il 33enne ha provato a reagire e a parare i colpi. Visto che qualcuno si stava affacciando per capire cosa stava accadendo, i quattro hanno preferito darsi alla fuga e il ragazzo, rialzandosi da terra, è partito all’inseguimento. Ma il suo portafogli nel frattempo è sparito. Non si sa se sia stato sottratto durante il pestaggio o se lo abbia perso nel corso dell’inseguimento, nel sottopasso di via Bernardo Buontalenti.

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Carta di debito usata per acquisti

Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, che hanno portato il giovane al pronto soccorso dell’ospedale Vannini in codice giallo, e i carabinieri del nucleo radiomobile. I militari hanno raccolto la testimonianza del giovane, mentre i quattro aggressori avevano ormai fatto perdere le loro tracce. Saranno quindi le immagini delle telecamere di videosorveglianza a essere decisive per il riconoscimento degli aggressori.

Qualcuno, intanto ha usato la carta di debito che il 33enne aveva nel portafogli. “Una delle carte è stata subito usata in un tabaccaio di via Casilina, dentro c’erano 200 euro”, racconta un’amica del ragazzo. “Si tratta di una carta di debito italiana e per ottenerla ci avevamo impiegato due anni”, aggiunge affranta.

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