Roma, lancio di uova e insulti contro pasticcere africano: “Fratè, vattene dall’Italia”
Stava andando al lavoro, come ogni mattina. Anzi, come ogni notte, visto che erano solo le 4. Ma lui, S., 29 anni, originario del Mali, in Italia regolarmente da circa 10 anni, si alza prestissimo per raggiungere il laboratorio di pasticceria dove lavora. E per farlo deve attraversare un bel pezzo di Roma, perché di certo alla Garbatella, dove è la pasticceria, trovare una stanza a un prezzo decente, soprattutto se sei straniero, non è facile. Anzi, è praticamente impossibile.
Ma la mattina del 3 maggio al lavoro ci è arrivato sporco di uova. Perché lungo il tragitto, all’altezza di piazzale della Radio, è stato bersaglio di un assurdo e crudele lancio di uova. “Africano vattene, siamo in Italia”, gli hanno gridato, continuando a insultarlo e ridendo.
Il lancio di uova domenica all’alba
S. stava percorrendo la strada diretto al laboratorio di pasticceria a bordo del suo monopattino. “Io abito a Vigna Pia, in zona Portuense. La mattina esco molto presto. E so che a quell’ora possono esserci persone che corrono, quindi quando attraverso la strada mi guardo bene intorno per evitare di essere investito. Ma domenica, sulla Portuense, prima di arrivare a piazzale della Radio, ho sentito qualcosa di strano. All’inizio pensavo fosse il vento, sentivo delle folate strane e anche delle voci, ma non capivo bene cosa stesse succedendo”, racconta ai nostri microfoni. Poi si è guardato e ha capito, ha i vestiti sporchi e l’odore è inconfondibile. Sono uova. Lanciate da qualcuno. E poco dopo ha visto un altro lancio arrivare da un’auto vicina. Ha sollevato lo sguardo e individuato almeno tre automobili, in movimento ravvicinato. Chi è dentro si conosce. Sta ridendo. E continua. “A un certo punto ho visto chiaramente un altro lancio partire da una macchina. Lì ho capito che non era un caso. Erano loro”, racconta il giovane pasticcere. I ragazzi a bordo delle tre auto non si sono limitati a lanciargli addosso le uova. Hanno iniziato anche a insultarlo.
Al semaforo rosso, S. si è affiancato a una delle auto. Ha chiesto spiegazioni, perché vuole capire. “Mi sono avvicinato e ho chiesto: perché lo fate? Che vi ho fatto? Mi hanno risposto: Fra’, siamo in Italia”. Ma il 26enne non si è fatto cogliere impreparato da quella risposta e ha replicato. “No, voi non siete veri italiani”. Il pasticcere ha anche spiegato il senso della frase detta ai suoi aggressori. “Per me i veri italiani sono quelli che mi hanno accolto, che mi trattano con rispetto. Non chi si comporta così”. Per tutta risposta, i ragazzi hanno continuato a lanciargli uova finché il semaforo non è tornato verde.
Al lavoro nonostante tutto
S. non si è fermato. È andato avanti fino al laboratorio, cercando di fare finta di nulla. “Ero completamente sporco: vestiti, braccia, casco. Non è stato facile, ma sono andato a lavorare lo stesso. Non volevo dare peso alla cosa. In Italia mi sono sempre trovato bene, ho trovato in molti italiani una famiglia, mi sono integrato, mi sento ben accolto. Questo episodio non cambia la mia opinione sulle persone che conosco e che mi conoscono”. All’inizio decide di non raccontare nulla. Ne parla solo con un collega. Poi la vicenda è stata diffusa da Termini Tv, con un lungo post su Facebook che ha riacceso l’attenzione su quanto successo.
A raccontare nel dettaglio l’accaduto è Francesco Conte di Termini Tv, che ha decritto la fatica quotidiana di chi, come S., ha costruito la propria vita a Roma con mille sacrifici. “S. ci ha impiegato un anno a trovare una stanza. Se sei straniero il mercato degli affitti è ancora più spietato. Visto che adesso vive lontano dai mezzi pubblici e dal posto in cui lavora, si è comprato un monopattino. Adesso ogni macchina di ragazzini in “botta da serata” diventerà per lui un potenziale problema. Pensate cosa significa vivere così, e restarsene buoni. O sei veramente di una pazienza mitologica, come S., oppure è ovvio che qualcuno sbarella”, ci riferisce.
“Bisogna denunciare questi gesti, farla pagare a chi pensa di poter insultare la gente che sembra non italiana. S. è un ragazzo d’oro uno dei primissimi volontari della nostra associazione Mama Termini con cui serviamo cena la domenica a Termini, lo fa da ormai sei anni e non ha mai smesso”.
S., malgrado l’aggressione, è fiducioso. “Gli italiani che conosco io non sono così. Io continuerò la mia vita: a fare il pasticcere, a fare il volontario per chi ha ancora meno di me. Sperando che episodi così non accadano più. Perché siamo in Italia. Un paese che, se vuole, può essere meraviglioso”.
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