Roma, il flop dei nuovi bus elettrici Atac si allarga: 57 mezzi fermi nei depositi

Bus elettrici di Roma

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Roma, il caso dei bus elettrici Atac si allarga più del previsto: secondo quanto dichiarato a mezzo stampa da Roberto Cantiani, componente del CdA Atac, altri 57 mezzi sarebbero fermi nei depositi per insufficienza delle batterie, mentre sulla vicenda si è acceso anche il faro della stampa romana, a partire dal Corriere della Sera di Roma. Inseriamo le dichiarazioni del dottor Cantiani in formato scaricabile alla fine di questo articolo.

La promessa green si scarica

Doveva essere una delle immagini più forti della nuova mobilità romana: autobus elettrici, flotta moderna, meno emissioni, trasporto pubblico più efficiente e una Capitale finalmente proiettata nel futuro. Una bandiera perfetta per il sindaco Roberto Gualtieri e per l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè.

Poi, però, è arrivata l’estate. E con il caldo sono arrivati anche i primi problemi pesanti. I nuovi bus elettrici Iveco E-Way full electric, sotto stress per l’uso dell’aria condizionata, consumerebbero più energia del previsto. Risultato: autonomia ridotta, rientri anticipati e mezzi che rischiano di non completare il turno di servizio.

Il numero che fa rumore

Il dato che cambia il peso politico della vicenda è quello indicato da Cantiani: altri 57 bus elettrici sarebbero fermi nelle rimesse Atac perché non disponibili per insufficienza delle batterie. Una cifra che, se confermata, trasformerebbe una criticità tecnica in un caso amministrativo molto serio.

Nel dettaglio, secondo quanto dichiarato dal componente del CdA Atac a mezzo stampa, si tratterebbe di 26 mezzi nel deposito di Tor Sapienza, 25 in quello di Portonaccio e altri 6 a Grottarossa. Tre rimesse strategiche e un problema che, almeno nella ricostruzione emersa pubblicamente, sembra allargarsi proprio nel momento in cui Roma avrebbe bisogno di più bus in strada.

Il flop che si allarga

Il punto non è più soltanto qualche anomalia fisiologica o qualche rientro anticipato. Il punto è che la grande svolta elettrica rischia di inciampare sulla prova più banale e più dura: il servizio quotidiano, con il caldo, il traffico, le fermate, i passeggeri a bordo e i condizionatori accesi.

Un bus elettrico fermo in deposito non è una promessa green. È una corsa che può saltare, una frequenza che si allunga, una fermata più affollata, un cittadino che aspetta. E nella Roma del trasporto pubblico già fragile, anche pochi mezzi in meno possono diventare un problema enorme.

Ora servono numeri veri

Cantiani attende l’avvio di un audit interno. Ed è esattamente ciò che serve: un controllo serio, trasparente, con dati verificabili e pubblici, quanto prima. Quanti bus elettrici sono davvero disponibili ogni giorno? Quanti restano fermi? Quanti rientrano prima? In quali depositi? Per quali cause? E con quali conseguenze sulle corse?

Perché la mobilità green non può diventare una bandiera politica con le batterie scariche. Roma ha bisogno di bus che funzionino, non di slogan parcheggiati in rimessa. E per Gualtieri e Patanè il rischio è chiaro: la grande promessa elettrica può trasformarsi nell’ennesima fotografia di una Capitale che annuncia il futuro, ma fatica ancora a garantire il presente.