Roma, “Sono uno Spada, dammi i soldi o ti sparo alle gambe”: estorsioni a commercianti tra Tor Vergata e Casilino, arrestato 31enne del clan
“Sono uno Spada, mi dovete pagare”. Pensava che bastasse dire il suo nome per mettere paura, forte del fatto che appartenere a un clan così temuto potesse mettere in soggezione i commercianti che voleva taglieggiare. E così le minacce verso i negozianti andavano avanti da tempo, con le pretese di soldi sempre affiancate ai riferimenti alla sua potente famiglia.
Adesso per un 31enne romano appartenente al clan Spada è arrivata una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere. A eseguirla sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Roma e del VI Distretto Casilino, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, che gli contestano una serie di estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di commercianti e cittadini nella periferia est della Capitale. Il provvedimento gli è stato notificato direttamente nel carcere di Velletri, dove si trovava già detenuto per un’altra vicenda.
“Dammi 30 euro o ti sparo alle gambe”
L’inchiesta ha ricostruito diversi episodi avvenuti tra dicembre 2025 e aprile 2026. Un copione che si ripeteva sempre allo stesso modo: richieste di denaro, atteggiamenti aggressivi e continui riferimenti alla propria appartenenza familiare. Il primo episodio documentato è avvenuto in un bar di Tor Vergata.
Le pretese dell’uomo non erano neanche troppo elevate, per essere un taglieggiatore di rango elevato. Il trentenne, infatti, si è presentato nel locale pretendendo 30 euro. Prima si è rivolto alla titolare, poi agli avventori presenti e infine al cognato della donna. Quando si è sentito rispondere di no, ha minacciato di gambizzare l’uomo. Per rendere ancora più inquietante la scena, il 31enne si era presentato con una mano sporca di sangue, per aumentare la tensione e il clima di paura all’interno del locale. Pochi giorni dopo è tornato davanti allo stesso esercizio commerciale, fermandosi con la sua auto all’esterno come a voler ribadire la propria presenza sul territorio.
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Le pretese nella ferramenta: minacciata tutta la famiglia
Tra marzo e aprile l’attenzione del 31enne si è spostata su una ferramenta sempre a Tor Vergata. Qui le vittime sono diventate il titolare dell’attività, la figlia, il nipote e un dipendente. Con loro ha deciso di alzare l’asticella e quindi i prezzi delle estorsioni. Durante uno degli episodi ha preteso la consegna di 150 euro. Di fronte alle minacce e all’atteggiamento intimidatorio dell’uomo, la figlia del commerciante ha consegnato il denaro. La vicenda però non si è fermata lì.
Due giorni dopo il 31enne è tornato nel negozio chiedendo alcune bombolette spray. Dopo aver contestato il prezzo comunicato dal dipendente, si è impossessato di due bombole di gas liquido approfittando di un momento di distrazione. Dal richiedere il pizzo, quindi, è passato al “semplice” furto di bombolette spray.
Nel mirino anche un centro scommesse
Forse per riprendere quota, l’uomo ha preso di mira anche un centro scommesse. Sempre con la minaccia del suo cognome e della famiglia e atteggiamenti alquanto aggressivi verso il personale, il 31enne ha preteso la restituzione di 1.700 euro, sostenendo di averli persi giocando. Pochi giorni dopo è tornato nello stesso locale, questa volta pretendendo denaro anche dai clienti presenti.
L’attività investigativa ha permesso di ricostruire un sistema fatto di richieste di denaro, intimidazioni e continui richiami all’appartenenza al clan Spada. Non semplici minacce, ma un utilizzo costante della fama criminale della famiglia per ottenere denaro e imporre una condizione di paura alle vittime. Elementi che hanno portato il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma a disporre la misura cautelare in carcere nei confronti del 31enne, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.