Roma, urta uno zaino in metro e viene massacrato di botte: “Ti uccido”, 58enne in ospedale, aggressore libero
Prima gli insulti. Poi le minacce di morte. Infine la violenza. Calci e pugni alla testa e al corpo, fino a perdere per qualche istante i sensi. Una brutale aggressione sulla banchina della metro A di Roma che è costata a un uomo di 58 anni una frattura alla spalla e un intervento chirurgico.
L’aggressione sulla banchina della metro
È la mattina del 27 luglio, sono circa le 9.40. Giancarlo Marini, romano di 58 anni e assistente capo della polizia penitenziaria in congedo, si trova sulla linea A della metropolitana. Tutto parte per una sciocchezza: l’uomo urta accidentalmente lo zaino di un altro passeggero. «La metro era piena, non l’ho certo fatto apposta. Ho urtato lo zaino di un ragazzo di carnagione mulatta, di circa 20/25 anni, con una corporatura massiccia. Mi è rimasto impresso il suo orecchino dorato». Da quel momento lo straniero inizia a insultarlo e a minacciarlo. «Figlio di puttana», «pezzo di merda», fino alle minacce di morte. «Ti uccido». E alle parole seguono anche due spinte al torace.
Marini decide allora di allontanarsi e scende alla fermata successiva, Repubblica, nel tentativo di chiudere lì la discussione. Ma l’altro passeggero lo segue. Quando il convoglio riparte e le porte si chiudono, la situazione degenera sulla banchina.
Calci e pugni: perde i sensi e finisce in ospedale
È qui il poliziotto viene aggredito. Marini viene spinto a terra. Poi arrivano calci e pugni alla testa e al corpo. «Ho ricevuto calci e pugni in testa e sul corpo. Ho perso per qualche istante i sensi», racconta ancora sconvolto e arrabbiato, oltre che dolorante. A fermare l’aggressore sono alcuni passeggeri presenti sulla banchina, che intervengono riuscendo a immobilizzarlo e a impedire che la situazione degeneri ulteriormente.
Sul posto arrivano quindi il personale della stazione e diversi agenti della Polizia di Stato, in attesa dell’ambulanza. Il 58enne viene trasportato all’ospedale San Giovanni Addolorata. L’aggressore, invece, viene identificato. Ma, secondo quanto riferito dalla vittima, non viene arrestato. «Mi hanno riferito che era stato fotosegnalato, ma quando sono arrivati gli agenti era già libero», racconta Marini.
La frattura alla spalla e l’intervento chirurgico
In ospedale gli accertamenti evidenziano una frattura dell’omero. Una lesione seria, che rende necessario un intervento chirurgico nei giorni successivi. Il primo referto indica 30 giorni di prognosi. Ma per Marini la vicenda non finisce in ospedale. Anzi, comincia un secondo calvario: quello per riuscire a presentare la denuncia. Nonostante i 90 giorni a disposizione, l’uomo decide di non aspettare e, ancora ricoverato, chiede di poter lasciare la struttura per rivolgersi alla polizia.
Prima raggiunge in taxi il commissariato Celio. Ma non riesce a formalizzare la denuncia perché manca il sottufficiale incaricato. A quel punto si sposta al Viminale. Anche qui gli viene riferito che gli operatori sono impegnati in un arresto. Passano le ore. Solo alle 18.30, dopo un’altra corsa in taxi, riesce finalmente a presentare la denuncia al commissariato Esquilino. Una giornata intera trascorsa tra ospedale, taxi e uffici di polizia con una spalla fratturata.
«È stata un’odissea, mi sono sentito abbandonato», racconta Marini. «Mezza giornata per presentare una denuncia per lesioni. Con una spalla rotta, sono dovuto andare personalmente a denunciare. Sono stato trattato come se avessi avuto soltanto una semplice discussione verbale».
Aggressore identificato ma non arrestato
E torna anche sul punto che più lo ha colpito: l’uomo che lo aveva aggredito era stato identificato ma non era stato arrestato. «Un calvario che non auguro a nessuno. L’aggressore, seppur identificato, era libero. Una situazione che, da cittadino onesto, reputo inammissibile».