Via al Mondiale 2026, 104 partite in diretta, tra Rai e DAZN: intanto la FIGC è chiamata a rifondare il calcio italiano
Il Mondiale 2026 comincia oggi 11 giugno con un paradosso ormai familiare: sarà enorme, ricchissimo, mai così lungo, ma senza l’Italia. 104 partite, 48 squadre, un calendario globale e una doppia porta d’ingresso per il pubblico italiano: la Rai con 35 gare in chiaro, DAZN con la copertura completa del torneo.
Rai, il rito nazionale
La Rai garantirà la parte essenziale: una partita al giorno nella fase iniziale, poi una presenza più forte quando il torneo inizierà davvero a pesare. Non avrà tutto, ma avrà ciò che serve per tenere vivo il rito collettivo: il Mondiale gratis, riconoscibile, accessibile anche a chi non vuole inseguire ogni gara.
DAZN e l’abbuffata totale
DAZN, invece, avrà tutto. Tutte le partite, tutti gli orari, tutte le storie. È una forza, ma anche una prova editoriale: perché l’abbondanza, da sola, non basta. Con 104 gare, molte anche in fasce notturne per l’Italia, il vero servizio non sarà solo trasmettere. Sarà aiutare lo spettatore a scegliere cosa vedere davvero.
Troppe partite, meno urgenza
Il Mondiale resta il Mondiale, ma senza la Nazionale italiana cambia il modo di guardarlo. Non c’è più l’ansia della partita che ferma il Paese. C’è un ‘consumo’ più libero, selettivo, quasi da piattaforma: si entra, si esce, si guarda una grande sfida, si saltano le partite meno centrali. Non è disinteresse. È un altro rapporto con l’evento.
La rifondazione, almeno a parole
Intanto, in questi stessi giorni, il calcio italiano promette l’ennesima ripartenza. La Federazione si prepara a rifondare il movimento, si spera non solo nei comunicati e nei convegni. Perché dopo tre Mondiali consecutivi senza Italia, il problema non è più un periodo storto. È un sistema che deve dimostrare di saper produrre futuro, non soltanto diagnosi.
Il nodo degli orari
Il fuso orario farà il resto. Alcune partite saranno comode, altre finiranno nella notte italiana, destinate a tifosi irriducibili, comunità nazionali e appassionati veri. Per tutti gli altri conteranno highlights, repliche e sintesi al mattino. Il Mondiale 2026 sarà anche questo: meno appuntamento unico, più racconto continuo.
Meno nostalgia, più senso
Senza l’Italia, nessun palinsesto può restituire il battito che nasce solo quando gioca la Nazionale. Il pubblico italiano ha imparato a guardare il Mondiale da spettatore esterno. E allora servirà una narrazione nuova: meno nostalgia, più scelta, meno rumore, più senso. In attesa che la famosa rifondazione del calcio italiano produca finalmente qualcosa di visibile anche in campo.