Ostia, punta la pistola contro i poliziotti durante il blitz e cerca di sparare: in casa gioielli rubati e refurtiva di lusso
Stavano cercando il terzo cileno della fuga che il 31 maggio aveva travolto due ragazzine a Ostia. Invece si sono trovati davanti un uomo che, senza pensarci un attimo, ha tirato fuori una pistola calibro 357 Magnum nascosta dietro un cuscino e l’ha puntata contro gli agenti, pronto a sparare.
È finito con una colluttazione e un arresto il blitz del X Distretto Lido di Roma in un appartamento di via Quinqueremi, all’interno di un B&B, del tutto estraneo ai fatti. Dentro quella casa c’erano gioielli rubati, orologi di lusso, borse griffate, contanti in più valute e una pistola perfettamente funzionante, carica e pronta a sparare. Il fermato è un cileno di 30 anni, senza fissa dimora.
Ragazzine travolte a Ostia dai cileni in fuga, il video dell’incidente
Il blitz durante le indagini sull’incidente di Ostia
L’operazione è scattata nell’ambito delle attività investigative avviate dopo il grave episodio avvenuto il 31 maggio scorso a Ostia, quando un’auto in fuga aveva investito due adolescenti di 14 e 15 anni. Gli agenti della Squadra di Polizia Giudiziaria del X Distretto – che nell’immediato avevano arrestato due cittadini cileni, accusati di tentato omicidio – stavano cercando elementi utili per individuare il terzo complice, riuscito a fuggire e a far perdere le proprie tracce quando sono arrivati in un B&B di via delle Quinqueremi.
All’interno dell’appartamento c’era un trentenne cileno. Durante l’identificazione dell’uomo, l’attenzione dei poliziotti è subito andata sui numerosi zaini, borse e borsoni disposti sui mobili, all’interno dei quali si intravedeva merce di lusso. Gli agenti hanno quindi chiesto spiegazioni sulla provenienza della merce, ma le domande incalzanti dei poliziotti, inizialmente senza risposta, hanno fatto innervosire l’uomo, che ha cambiato atteggiamento.
L’arma carica con 4 proiettili puntata contro i poliziotti
Il trentenne, per niente collaborativo, improvvisamente è diventato aggressivo. E, inaspettatamente, con una mossa fulminea ha estratto una pistola Smith & Wesson calibro 357 Magnum, nascosta dietro il cuscino di un divano. Tutto si è svolto nel giro di pochi, concitati attimi. L’uomo ha alzato l’arma contro i poliziotti, ad altezza uomo, nel tentativo di guadagnarsi la fuga. A quel punto gli agenti si sono lanciati su di lui per impedire che sparasse.
Ne è nata una colluttazione violenta, corpo a corpo, nel corso della quale il trentenne ha provato più volte a riacquistare il controllo dell’arma. La pistola è stata strappata dalle sue mani e messa in sicurezza. Solo dopo si è capito quanto fosse grave la scena di pochi secondi prima: la Magnum era perfettamente funzionante, pronta all’uso, con quattro colpi su sei nel tamburo.
Casa piena di refurtiva: orologi, gioielli e borse griffate
Una volta bloccato, gli agenti hanno potuto perquisire l’appartamento. Sui mobili, nelle borse e negli zaini lasciati aperti in cucina, gli agenti hanno trovato un vero deposito di refurtiva: oltre 20 orologi, tra cui modelli Rolex, Philip Watch, Gucci e Bulova; numerosi monili in oro e argento, borse di marca, soldi contanti in varie valute. Tra gli oggetti recuperati anche occhiali firmati, collane, anelli, bracciali, scarpe da ginnastica e capi d’abbigliamento riconducibili ad altri furti.
La perquisizione non si è fermata alla casa. Gli agenti hanno controllato anche la Nissan Qashqai in uso al trentenne, trovando nel bagagliaio una mazza da golf nascosta sotto il vano della ruota di scorta e, nella tasca portaoggetti del sedile anteriore destro, una bustina con cocaina rosa. Dentro l’auto c’erano anche guanti e altri oggetti ritenuti utili alle indagini.
La pistola rubata a Pomezia
Gli accertamenti hanno ricostruito anche l’origine dell’arma. La 357 Magnum risultava rubata in un’abitazione di Pomezia, denunciata poche ore prima dal proprietario. Durante il furto, avvenuto nella notte tra il 2 e 3 giugno, erano stati rubati molti dei gioielli e degli orologi trovati nell’appartamento, poi riconosciuti dal denunciante e dalla moglie, che li hanno riavuti indietro in sede di denuncia.