Roma, auto elettriche ‘tassate’ per entrare in ZTL dal 1° luglio, il Campidoglio inciampa sul green: “Sono troppe, quindi paghino”
A Roma anche l’auto elettrica, simbolo per eccellenza della mobilità pulita, finirà davanti al tornello del pagamento. Dal 1° luglio cambiano le regole per l’accesso alle Zone a traffico limitato del centro: non basterà più guidare un veicolo a zero emissioni per entrare gratuitamente. Servirà un permesso. E, per molte categorie, quel permesso costerà caro: 500 o 1.000 euro l’anno.
La contraddizione del Campidoglio
Il punto è uno: se una tecnologia viene indicata come ‘green’ per antonomasia, incentivata, raccontata come soluzione al traffico inquinante, perché poi deve essere penalizzata proprio quando comincia a diffondersi? La giustificazione del Campidoglio è che le auto elettriche sarebbero ormai troppe e che i permessi sono aumentati. Ma è una spiegazione che suona come un cortocircuito: prima si spinge una scelta ecologica, poi – in buona sostanza – la si ‘tassa’ perché ha avuto successo?
“Sono troppe”: il messaggio sbagliato
L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè – sulla stampa nazionale, inseriamo le sue parole alla fine di questo articolo – ha legato la misura all’aumento dei veicoli elettrici in circolazione e alla crescita degli accessi in ZTL. In quattro anni, secondo i dati richiamati dall’amministrazione, le nuove auto elettriche sarebbero aumentate in modo consistente. Ma se il problema è la congestione, allora il tema andrebbe affrontato con regole mirate sui flussi, sui parcheggi, sugli orari e sui servizi. Non trasformando il green in un’altra voce di entrata.
Mille euro per essere sostenibili
Il nuovo permesso sarà scontato rispetto a quello previsto per i veicoli tradizionali, ma la sostanza non cambia: chi guida elettrico, in molti casi, dovrà comunque pagare. Il costo potrà arrivare a 1.000 euro l’anno, oppure a 500 euro per altre categorie. Restano esenzioni per residenti, alcuni artigiani, transiti scolastici, medici convenzionati, servizi pubblici o di emergenza e car sharing. Ma il principio resta pesante: l’auto pulita non è più libera, è solo meno tassata.
Roma stringe, sempre di più
La misura si inserisce in una stagione di continue strette sulla mobilità romana: ZTL, Fascia Verde, Zona 30 nel centro storico, nuovi autovelox, Photored ai semafori, controlli automatici, mini semafori per bici e monopattini. Ogni provvedimento viene presentato con la parola d’ordine della sicurezza o dell’ambiente. Ma, messi tutti insieme, restituiscono l’immagine di una città che più che accompagnare i cittadini sembra inseguirli con divieti, telecamere e permessi.
Il nodo politico: incentivo o tassa?
Il Campidoglio dovrebbe chiarire una domanda semplice: Roma vuole davvero incentivare la mobilità elettrica oppure vuole soltanto regolamentarla quando diventa troppo visibile? Perché se la transizione ecologica serve solo finché resta minoritaria, allora non è una politica ambientale: è uno slogan. E se appena i cittadini comprano auto meno inquinanti arriva il conto annuale per entrare in centro, il messaggio diventa devastante.
La città che predica ‘green’ e intanto incassa
Il paradosso è evidente. Da una parte si chiede ai romani di cambiare abitudini, lasciare i vecchi motori, scegliere mezzi più sostenibili. Dall’altra, quando qualcuno lo fa, trova una nuova tariffa ad attenderlo al varco. Così la mobilità green rischia di diventare l’ennesima promessa rovesciata: buona nei convegni, utile nei comunicati o in campagna elettorale, ma molto meno conveniente nella vita reale. Roma predica la svolta ecologica. Poi presenta il conto ai romani.