Roma, il verde muore e il Campidoglio ‘scopre’ l’acqua: dopo 4 anni arrivano gli idranti per innaffiare alberi e parchi
Roma, dopo quasi cinque anni di mandato, decine di milioni spesi per il verde, presunti nuovi alberi, piattaforme di controllo satellitarie e strategie contro il cambiamento climatico, la Giunta Gualtieri arriva (finalmente) nell’agosto 2026 alla soluzione più elementare: dare più acqua alle piante. Il sindaco ha chiesto di raddoppiare gli innaffiamenti e prepara un’ordinanza che consentirà alle ditte di riempire le autobotti anche attraverso dodici idranti cittadini. Una misura emergenziale legittima, ma politicamente imbarazzante se arriva quando il verde è già in forte sofferenza.
C’è poi un altro elemento destinato ad alimentare le polemiche: al momento l’iniziativa risulta preannunciata solo attraverso un articolo di stampa, senza un contestuale comunicato ufficiale del Campidoglio né la pubblicazione dell’ordinanza e dei relativi documenti sull’albo pretorio capitolino. Una modalità che, su una misura presentata come straordinaria e di interesse pubblico, solleva inevitabili interrogativi sul rispetto dei principi di trasparenza e sulla parità di accesso alle informazioni.
Gualtieri e Alfonsi arrivano all’acqua ad agosto
Tornando al tema centrale di questo articolo, il problema non sono gli idranti. Il problema è perché si debba correre agli idranti soltanto adesso. Roma conosce da anni il rischio di estati sempre più calde e siccitose. La stessa strategia climatica capitolina aveva individuato pozzi, irrigazione e fonti alternative di approvvigionamento come strumenti necessari per proteggere il verde.
Eppure, sotto la responsabilità politica del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi, l’emergenza esplode nel pieno di agosto, dopo oltre 55 giorni senza pioggia.
Cento milioni per il verde, ma gli alberi hanno sete
Il paradosso diventa ancora più evidente ricordando il maxi accordo quadro da 100 milioni di euro per il verde pubblico nel triennio 2024-2026, presentato dal Campidoglio come il salto dalla manutenzione alla “cura sistematica” di parchi, giardini e alberature.
Roma dispone anche di GreenSpaces, la piattaforma pensata per registrare e controllare gli interventi delle ditte, compresi pozzi e impianti irrigui. Ma ora il Comune deve riunire nuovamente le strutture territoriali per coordinare gli interventi ed evitare che i Municipi procedano a velocità diverse.
La domanda è semplice: con decine di milioni, appalti e strumenti di monitoraggio già disponibili, perché la macchina dell’irrigazione entra in modalità emergenza soltanto quando molti alberi sono morti?
Da Villa Ada alle piazze-forno
Gli ultimi mesi hanno consegnato immagini difficili da cancellare. A Villa Ada, dei 22 giovani alberi messi a dimora nel 2024 intorno al laghetto superiore, 19 sono stati indicati come morti e altri tre in gravissima sofferenza. Esattamente come avvenuto per i pochissimi alberi piantati a piazza dei Cinquecento.
Poi ci sono le cosiddette piazze-forno. Piazza Risorgimento, costata 14 milioni di euro di fondi giubilari, è diventata simbolo delle polemiche per alberi sofferenti e scarsità d’ombra. Piazza dei Cinquecento davanti a Termini è stata contestata per lo stesso motivo. A piazza San Silvestro si è tornati a discutere di aggiungere alberi proprio per mitigare il caldo ma solo a progetto approvato.
Tanti progetti “green”, dunque. Ma l’estate ha mostrato brutalmente quanto sia diversa una piantumazione sulla carta da un albero mantenuto vivo.
Il boomerang della Giunta
Gualtieri e l’assessore Alfonsi possono legittimamente ricordare il caldo eccezionale, la siccità e gli alberi (presunti) piantati durante il mandato. Sono dati che vanno riconosciuti.
Ma non cancellano il nodo politico. Proprio una Giunta che ha fatto del cambiamento climatico e del verde urbano uno dei propri vessilli avrebbe dovuto essere preparata prima degli altri a un’estate estrema.
E invece il finale è corrosivo nella sua semplicità: anni di annunci, milioni, nuovi alberi, strategie climatiche, mappe digitali e pozzi da recuperare. Poi arriva Ferragosto, le piante bruciano e il Campidoglio scopre che bisogna annaffiarle di più.
Il caldo non è responsabilità di Gualtieri e Alfonsi. Arrivare all’emergenza senza averla evitata, però, è una questione tutta politica.